Eli Ohana

Eli Ohana (Gerusalemme, Israele, 1 febbraio 1964) con la maglia del Malines (o Mechelen, che dir si voglia).

Centrocampista offensivo, numero 10 rapido, tecnico e seguizzante, Eli Ohana nasce a Gerusalemme in una famiglia ebraica tradizionalista che vive tra molte difficoltà economiche: a 13 anni gli viene imposto dal padre di andare a pregare in sinagoga prima delle partite ogni sabato; più avanti il fratello Yossi gli chiederà di scegliere da calcio e scuola perché la famiglia non poteva permettersi entrambre le cose – lui sceglierà il calcio.

Entrato a 11 anni nel settore giovanile del Beitar Gerusalemme (squadra nota per avere tra i suoi tifosi gruppi di estrema destra), esordisce nella seconda divisione israeliana a 16 anni. La stagione si conclude con la promozione in prima divisione. Nelle successive 6 stagioni Ohana sarà protagonista della squadra, fino al primo trionfo in campionato del Beitar, datato 1987, preceduto da due coppe nazionali (1985 e 1986) e una supercoppa (1986).

A 23 anni Ohana tenta l’avventura in Europa: viene venduto (e con i soldi guadagnati il Beitar si comprerà il centro sportivo…) al Malines, squadra belga che ha appena vinto la Coppa nazionale e in cui gioca un altro capellone di cui abbiamo già parlato: Michel Preud’homme.
Nella stagione 1987-1988 Ohana è protagonista della cavalcata del Malines in Coppa delle Coppe: segna una doppietta nel ritorno degli ottavi di finale, in casa del St.Mirren; un gol nei quarti di finale, a Minsk contro la Dinamo, per l’1-1 che elimina i sovietici; il gol del vantaggio nell’andata della semifinale contro l’Atalanta (un minuto dopo segnerà un altro capellone: Stromberg); l’assist decisivo in finale, un cross dalla sinistra dopo aver ubriacato di finte il diretto marcatore, per Den Boer.

Dopo il trionfo europeo di squadra, Eli Ohana riceve un riconoscimento individuale su scala continentale: il Guerin Sportivo infatti lo premia con il Bravo, il premio al miglior giovane giocatore delle competizioni europee. Prima di questo riconoscimento ufficiale, c’erano state la parole di Diego Armando Maradona, dopo un Argentina-Israele 7-2 nel 1983: “se c’è un giocatore forte in Israele, è Ohana“.

La stagione successiva si apre con la vittoria della Supercoppa europea contro il PSV Eindhoven (Ohana non gioca né all’andata né al ritorno) e si chiude con a vittoria del campionato belga, a conclusione di un ciclo vincente unico nella storia del club giallorosso.

 Nel 1989, Ohana si gioca la qualificazione mondiale: Israele è inserito nel girone dell’Oceania (la nazionale israeliana era stata infatti espulsa dalla confederazione asiatica in quanto le squadra arabe si rifiutavano di incontrarla sul campo) con Australia e Nuova Zelanda. Prima della decisiva partita in Australia, l’allenatore dei Socceroos se ne uscì con infelici dichiarazioni anti-semite, cosa a cui il nostro capellone risponderà sul campo, segnando il gol del vantaggio ed esultando indicandosi la Stella di David sul petto.

Nello spareggio decisivo Sudamerica/Oceania, Israele incontra la Colombia: l’andata finisce 1-0 per i sudamericani; il ritorno 0-0 e ai Mondiali di Italia ’90 ci vanno i cafeteros, che potevano contare su vari capelloni (Valderrama, Higuita, Lionel Alvarez, Escobar).

Dopo due anni grigi, tra Mechelen e Sporting Braga in Portogallo, Ohana ritorna in patria, al suo club d’esordio, il Beitar Gerusalemme, riprendendolo di nuovo in seconda divisione riportandolo al trionfo in campionato 1993, 1997 e 1998). Dopo il ritiro ha allenato senza molti successi Beitar Gerusalemme (2 volte), Bnei Yehuda Tel Aviv, Maccabi Petah Tikva, Hapoel Kfar Saba e la nazionale israeliana Under 19. Oggi lavora nello staff della nazionale maggiore.

Il suo periodo d’oro: gli anni del Malines (1987-1990), quando vince Coppa delle Coppe (1988), e un campionato belga (1989) oltre al Trofeo Bravo (1988).

Wikipedia: Eli Ohana

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4 risposte a “Eli Ohana

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